Dossier di indagine di data 10 maggio 2023
desecretato in data 5 ottobre 2024
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[omissis] 10 maggio 2023
I.P.R. F.T.T. LAW COMMISSION
Dossier d'indagine riservato
[Documento desecretato - declassified and public disclosed]
Oggetto: frode del valore di 112 milioni di euro nelle richieste di finanziamenti europei dal programma NGEU presentate dal Comune Trieste attraverso il PNRR italiano per opere illegittime nel c.d. “Porto vecchio”.
La lingua del presente dossier d'indagine è l’italiano, poiché sono in lingua italiana tutti i relativi documenti di prova principali.
1. Legittimazione dell'Agenzia indagante.
La I.P.R. F.T.T. è un'Agenzia di rappresentanza su delega, istituita per rappresentare e difendere in ogni sede istituzionale, diplomatica e giudiziaria i diritti e gli interessi legittimi di cittadini di diritto, di residenti, di imprese e di organizzazioni dell'attuale Free Territory of Trieste e di altri Stati. Agisce perciò quale soggetto di diritto internazionale, anche presso l'UE, come nella procedura comunitaria State aid SA.38399 (2018/E) Corporate Taxation of Ports in Italy, in lingua inglese.
2. Fonti delle informazioni.
Le informazioni trattate nel presente dossier d'indagine derivano dall'analisi di atti pubblici eseguite nell'ambito delle attività istituzionali di quest’Agenzia. La materia è anche oggetto da anni di indagini giornalistiche pubblicate dai giornali d’inchiesta in rete “La Voce di Trieste” ed “Il Corriere di Trieste”.
3. Sintesi del caso.
L'Amministrazione comunale di Trieste del sindaco Roberto Dipiazza ha chiesto oltre 140 milioni di euro di finanziamenti comunitari europei del NGEU attraverso il PNRR italiano.
Di tali finanziamenti, oltre 112 milioni di euro riguardano opere che l'Amministrazione comunale di Trieste vuole realizzare su aree del cosiddetto “Porto vecchio” dichiarando falsamente che il Comune di Trieste ne ha ricevuto per legge un titolo di proprietà piena ed incondizionata, od omettendo surrettiziamente di dichiarare che si tratta invece di un titolo di assegnazione condizionata a severe limitazioni dei poteri di disposizione del Comune, e precisamente all'obbligo di vendere quei beni con asta europea e versare l'intero ricavato all'Autorità Portuale.
Il Comune di Trieste non ha perciò diritto ad eseguire opere su quelle aree, né a chiedere ed ottenere che tali opere vengano finanziate con fondi pubblici italiani e dell'Unione Europea.
Negli atti relativi perciò illegittimi (progettazioni, bandi di gara d'appalto, richieste di finanziamenti, contratti, concessioni, locazioni, etc.) l'Amministrazione comunale di Trieste, oltre a dichiarare il falso sulla proprietà delle aree, nasconde alle autorità italiane e comunitarie europee ed alle imprese le seguenti informazioni:
- che la realizzazione di quelle opere illegittime sulle aree del c.d. “Porto vecchio” assegnate al Comune impedirebbe l'uso e lo sviluppo delle adiacenti aree di Porto Franco internazionale violando obblighi e diritti dell'Italia e di tutti gli altri Stati, inclusi i Paesi membri dell'UE;
- che quelle opere illegittime sono inoltre progettate in violazione od elusione dell'obbligo prioritario di bonifica di aree del c.d. “Porto vecchio” inquinate da discariche illegali di materiali tossico-nocivi, ma autorizzate dallo stesso Comune di Trieste negli anni '70 ed '80 a danno dell'ambiente e della salute umana;
- che la legittimità dell'assegnazione di quelle aree del c.d. “Porto vecchio” al Comune e delle opere è contestata in giudizio con una causa civile di accertamento aperta dal 2019 avanti al Tribunale di Trieste con riserva di ricorso a tutti i successivi gradi ed organi di giudizio nazionali, europei ed internazionali.
L'intera operazione che l'Amministrazione comunale di Trieste ha organizzato in tal modo su aree del c.d. “Porto vecchio” è perciò un colossale tentativo di frode nei confronti delle imprese nazionali ed estere coinvolte, del Governo italiano e di suoi Ministeri, dell'Unione Europea e della Comunità internazionale.
Le responsabilità civili, penali, amministrative ed erariali della frode ricadono sui membri dell'Amministrazione comunale che hanno partecipato alla sua organizzazione e sugli altri pubblici ufficiali che avendo l'obbligo giuridico di impedirla non l'hanno impedita.
L'ampiezza di tali corresponsabilità attive e passive nella frode è inoltre la prova di una situazione locale anomala di pubblica illegalità sulla quale devono venire chieste indagini delle Autorità centrali della Repubblica Italiana e dell'Unione Europea.
4. Le norme di legge vigenti in materia.
La norma di legge che assegna al patrimonio disponibile del Comune di Trieste una parte delle aree e degli edifici del c.d. “Porto vecchio” è il comma 619 dell'art. 1 della Legge di bilancio dello Stato n. 190/2014, come integrato dall'art. 1 comma 66 lettera b) della Legge di bilancio dello Stato n. 205/2017.
Tale norma dichiara sdemanializzati ed assegna al Comune soltanto aree ed edifici situati all'interno del c.d. “Porto vecchio”, e conferma che le adiacenti infrastrutture portuali (le banchine, i moli, la fascia costiera) e l'Adriaterminal conservano il loro status demaniale marittimo originario.
Tale status demaniale marittimo originario è quello di Porto Franco internazionale soggetto a diritti di tutti gli Stati, come stabilito dal Trattato di Pace con l'Italia del 1947 ed ampliato sul mare con DPR 714/1978 (art. 6 e Tabella “A”) per la costruzione di una nuova piattaforma logistica portuale (documento 1), inserita perciò anche nel Piano Urbanistico Generale Regionale vigente (documento 2) quale ampliamento dell'area demaniale marittima indicata come “fascia costiera” dal comma 619 dell'art. 1 della L. 190/2014.
In realtà, infatti, il c.d. “Porto vecchio” è uno dei due punti franchi permanenti, il Porto Franco Nord, del Porto Franco internazionale di Trieste, che è istituito e normato dal vigente Trattato di Pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l'Italia del 10 febbraio 1947, come precisa la stessa norma di legge, ed è stato affidato in gestione dal 1954 al Governo italiano attraverso un Memorandum d'Intesa.
Gli obblighi internazionali ed i diritti conseguenti sono riconosciuti dalle Nazioni Unite (Risoluzione S/RES/16 del 1947), dai Paesi firmatari del Trattato di Pace con l'Italia del 1947 e dei Trattati di Pace ed altri che lo richiamano (1947: Finlandia, Bulgaria, Romania, Ungheria; 1952: Giappone, 1955: Austria), dalla Costituzione della Repubblica Italiana (art. 10 primo comma, art. 117 primo e quinto comma, art. 120 secondo comma) e dai Trattati comunitari europei con l'art. 105 TCEEA - EURATOM (1957), l'art. 234 primo paragrafo, ora art. 307 primo paragrafo TCEE (1957 e 1997), e l'art. 351 TFUE (2012).
Per tali motivi il comma 619 dell'art. 1 della L. 190/2014 non assegna quei beni al Comune in proprietà piena ed incondizionata, ma con poteri limitati ai soli atti necessari per stabilire una loro destinazione urbanistica, venderli e consegnare il ricavato all'Autorità Portuale, che è obbligata a reinvestirlo per lo sviluppo di altre aree del Porto Franco internazionale.
Il testo integrale della norma è infatti il seguente:
«619. In conseguenza dei provvedimenti di cui al comma 618, le aree, le costruzioni e le altre opere appartenenti al demanio marittimo comprese nel confine della circoscrizione portuale, escluse le banchine, l'Adriaterminal e la fascia costiera del Porto vecchio di Trieste, sono sdemanializzate e assegnate al patrimonio disponibile del comune di Trieste per essere destinate alle finalità previste dagli strumenti urbanistici. Il comune di Trieste aliena, nel rispetto della legislazione nazionale ed europea in materia, le aree e gli immobili sdemanializzati e i relativi introiti sono trasferiti all'Autorità portuale di Trieste per gli interventi di infrastrutturazione del Porto nuovo e delle nuove aree destinate al regime internazionale di punto franco ai sensi dell’allegato VIII del Trattato di pace fra l’Italia e le Potenze alleate ed associate, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, reso esecutivo dal decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 28 novembre 1947, n. 1430, ratificato ai sensi della legge 25 novembre 1952, n. 3054».
La norma implica inoltre che le destinazioni urbanistiche delle aree assegnate al Comune debbano essere tali da non impedire, limitare od ostacolare il libero uso e lo sviluppo delle adiacenti infrastrutture marittime di Porto Franco internazionale già esistenti, né della nuova piattaforma logistica prevista dalla legge.
Per quanto riguarda invece i problemi ambientali, l'area del c.d. “Porto vecchio” che i progetti del Comune di Trieste indicano come “Terrapieno di Barcola” è pesantemente inquinata da discariche illecite di sostanze tossico-nocive (in particolare ceneri contenenti diossine e fanghi industriali con idrocarburi e metalli pesanti) autorizzate dal Comune stesso tra gli anni '70 ed '80.
Il problema del Terrapieno inquinato di Barcola è all'attenzione della Commissione Europea dal 2008 (a seguito di petizione al Parlamento Europeo numero 0276/2008 presentata da Roberto Giurastante dopo una prima denuncia che causò il sequestro giudiziario dell'area il 22.11.2005). La Commissione ha accertato che sono state effettuate soltanto alcune misure di messa in sicurezza temporanea delle aree, ma la bonifica obbligatoria non è mai stata eseguita.
Questo significa che qualsiasi utilizzo urbanistico ed edilizio di quell’area dev'essere preceduto dalla bonifica obbligatoria prevista dalle Direttive comunitarie 75/442/CEE sul trattamento dei rifiuti, 81/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 1999/31/CE sullo smaltimento dei rifiuti.
Nonostante ciò, nel 2018-2019 il Comune di Trieste ha già costruito illegalmente al margine di quell'area un Centro congressi con una società apposita (Trieste Convention Center S.r.l. ora S.p.A.).
5. Natura della frode.
La frode organizzata dall'Amministrazione comunale di Trieste è tale perché viola tutte le suddette norme di legge e concreta sia reati previsti e puniti dal codice penale italiano, in vigore a Trieste, sia illeciti amministrativi e danni erariali.
L'Amministrazione comunale di Trieste infatti utilizza illegalmente le aree del c.d. “Porto vecchio” a favore proprio e di terzi con atti di disposizione (deliberazioni, autorizzazioni amministrative, contratti, bandi di gara nazionali ed europei, richieste di finanziamenti italiani e comunitari europei, concessioni, locazioni) e di spesa, nei quali attesta falsamente, in forma diretta od indiretta, attiva od omissiva, che il comma 619 dell'art. 1 della Legge 190/2014 ha assegnato quei beni al Comune in proprietà piena ed incondizionata.
Tali atti concretano perciò reati aggravati di falso, di abuso d'ufficio e di truffa previsti e puniti dagli artt. 479, 480 e 323 e 640 del codice penale italiano, reati amministrativi, nonchè danno erariale per quanto riguarda la spesa illegittima di denaro pubblico, che risulterebbe superare già i 160 milioni di euro.
Le opere così decise ed in parte già realizzate dall'Amministrazione comunale risultano inoltre progettate:
- senza tenere conto dell'esistenza delle aree adiacenti di Porto Franco internazionale ed in modo da ostacolare od impedire il loro funzionamento e sviluppo, così violando i relativi obblighi internazionali;
- senza tenere conto dell'inquinamento delle aree del cosiddetto “Terrapieno di Barcola”, così violando i relativi obblighi di bonifica e di tutela della salute umana e dell'ambiente.
Le richieste di finanziamenti pubblici italiani ed europei per tali opere sono perciò prive ab origine di fondamento giuridico, poiché il Comune non ha la proprietà piena ed incondizionata delle aree, e violano contemporaneamente l’ordinamento italiano, comunitario europeo ed internazionale.
6. Modus operandi.
La frode così organizzata dall'Amministrazione comunale di Trieste è stata resa sinora possibile dalla complicità attiva e passiva abnorme di tutti gli organi ed i funzionari locali dell'amministrazione italiana di Trieste che avevano ed hanno l’obbligo giuridico di impedirla, incluse le autorità giudiziarie civili, penali, amministrative e contabili.
Con tale comportamento quei pubblici ufficiali risultano essersi resi anche personalmente corresponsabili della frode (art. 40 secondo comma del codice penale italiano, art. 28 della Costituzione italiana).
L'Amministrazione comunale di Trieste formula le false dichiarazioni di proprietà piena ed incondizionata delle aree degli edifici del c.d. “Porto vecchio” sia con false dichiarazioni esplicite, sia con dichiarazioni generiche o con citazioni incomplete del comma 619 dell'art 1 della L.190/2014 e con eventuali richiami ad un'iscrizione ingannevole di quei beni sul pubblico Libro Fondiario di Trieste e ad accordi che il Sindaco ha sottoscritto con i presidenti dell'Autorità Portuale e dell'Amministrazione regionale (Consorzio “URSUS”) in aperta violazione dello stesso comma 619 e degli obblighi giuridici conseguenti.
L'iscrizione ingannevole dei beni sul Libro Fondiario è stata disposta e mantenuta in violazione plurima di legge da magistrati locali che nel 2016, nonostante opposizione legale di quest’Agenzia, hanno deciso di iscrivere la proprietà di quei beni al nome del Comune in esecuzione del comma 619 dell'art. 1 della L. 190/2014 rifiutando di accertarne doverosamente i titoli originari di proprietà pubblica prevalenti ed omettendo di iscrivere i limiti al potere di disposizione e gli altri obblighi che la stessa legge così indebitamente eseguita impone al Comune, ed hanno respinto sinora (2023) tutte le legittime richieste legali di correzione presentate da quest'Agenzia.
Nello stesso tempo gli organi locali della magistratura penale e di quella erariale hanno archiviato od ignorato sistematicamente tutte le denunce delle fasi precedenti e successive della frode, mentre l'organo locale della magistratura amministrativa aveva emesso già nel 2013 una sentenza ingannevole (TAR FVG, sent. 400/2013) per negare il carattere vincolante degli obblighi internazionali relativi al Porto Franco internazionale di Trieste, che il legislatore italiano ha invece riconfermato integrando il comma 619 dell'art 1 della L. 190/2014 con il comma 66 lettera b) della Legge 205/2017.
Le informazioni principali sui coinvolgimenti anomali di organi giudiziari locali nella frode che essi avrebbero dovuto impedire sono precisati nella nuova domanda tavolare presentata il 04.04.2023 da questa Agenzia per la correzione dell'iscrizione ingannevole sul libro Fondiario di Trieste (documento 3), e nella conseguente richiesta di accertamenti inviata al Ministro della Giustizia italiano in data 08.05.2023 (documento 4). Gli atti tavolari annotati sul Libro Fondiario di Trieste sono documenti pubblici liberamente accessibili a chiunque.
Altrettanto anomali risultano gli accordi illegittimi che i Presidenti dell'Autorità Portuale e dell'Amministrazione Regionale hanno sottoscritto con il Sindaco del Comune per la destinazione dei beni del c.d. “Porto vecchio” e del ricavato delle vendite in aperta violazione delle destinazioni di legge, costituendo a questo scopo anche un consorzio denominato “URSUS - Urban Sustainable System”.
Tutte le violazioni di legge sin qui considerate coinvolgono anche l'Autorità Portuale, che quale organo gestore del Porto Franco internazionale, gli deve garantire l'incasso ed il reinvestimento dell'intero ricavato della vendita obbligatoria di tutti quei beni, e né l'Autorità Portuale, né l'Amministrazione Regionale hanno il potere di autorizzare deroghe alle disposizioni del comma 619 dell'art 1 della L. 190/2014 con il comma 66 lettera b) della Legge 205/2017.
Non vi è dunque ragionevole dubbio che il caso in esame consista in una frode senza precedenti su beni del Porto Franco internazionale di Trieste, e perciò a danno di diritti di tutti gli Stati, organizzata e condotta da amministratori pubblici locali sotto totale impunità garantita dal sorprendente appoggio attivo o passivo di tutti gli altri organi pubblici, anche giudiziari, dell'amministrazione italiana di Trieste.
La strategìa dell'Amministrazione comunale consiste nello sfruttare quest'impunità totale per tentare di imporre sulla legge il fatto compiuto occupando fisicamente il “Porto Vecchio” con nuove opere e tentando di coinvolgere nella frode un numero crescente di terzi di presumibile buona fede (professionisti, imprese nazionali ed estere, enti pubblici, Ministeri italiani) ed infine l'Unione Europea.
L'Amministrazione comunale ha inoltre interesse ad accelerare al massimo queste operazioni per ostacolare le azioni legali condotte a più livelli da quest'Agenza per restituire l'intero Porto Franco Nord, detto anche “Porto vecchio” alla sua funzione legittima di punto franco permanente del Porto Franco internazionale di Trieste.
Il fatto che la frode così organizzata dall'Amministrazione comunale di Trieste in aperta violazione della legge abbia ab origine l'appoggio attivo o passivo di tutti gli organi pubblici locali, anche giudiziari, che dovrebbero impedirla, può essere inoltre spiegato soltanto con l'attività di “sistema” di corruzione delle istituzioni capace di condizionarli, cioè di svolgere attività di interferenza sull'esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche e di enti pubblici in violazione dell'art. 1 della Legge italiana n. 17/1982.
Ai fini di quest'indagine il concetto di “corruzione delle istituzioni” si intende riferito alla sola constatazione del fatto obiettivo che istituzioni pubbliche titolari come tali dell'obbligo giuridico di impedire le violazioni della legge non le impediscano, o addirittura le compiono o vi concorrano in qualsiasi modo, ed a prescindere dai motivi, che possono essere anche di errore in buona fede. Tale significato del concetto di corruzione delle istituzioni non indica perciò né implica o suggerisce l'esistenza di corruzioni personali dei responsabili di quelle istituzioni.
L'iscrizione ingannevole dei beni del c.d. “Porto vecchio” sul Libro Fondiario è stata chiesta ed ottenuta dall’Amministrazione comunale 2011-2016 del sindaco Roberto Cosolini.
Tutti gli sviluppi successivi della frode, anche verso l’Unione Europea, sono invece opera dal 2016 delle Amministrazioni comunali del sindaco Roberto Dipiazza, che li ha affidati principalmente a funzionari e dirigenti: l’ex Segretario Generale e Direttore Generale Santi Terranova, l’ex Direttore del Dipartimento Lavori Pubblici e Project Financing Enrico Conte, l’attuale Vicesegretario Generale e Direttore Generale Fabio Lorenzut, e l’attuale Direttore del Dipartimento Territorio, Ambiente, Lavori Pubblici e Patrimonio, Servizio Project Financing e Coordinamento Amministrativo Giulio Bernetti.
Per quanto riguarda gli altri soggetti principali coinvolti, il Presidente dell'Autorità Portuale, Zeno D'Agostino, è in carica dal 2015, ed il Presidente dell'Amministrazione regionale, Massimiliano Fedriga, è in carica dal 2018.
7. I precedenti.
Le aperte violazioni di legge del sindaco Roberto Dipiazza e le protezioni attive e passive abnormi che gli vengono garantite da autorità giudiziarie locali hanno precedenti perfettamente documentati.
Nel 2004-2008 lo stesso sindaco Roberto Dipiazza aveva tentato, con le stesse complicità locali, di impadronirsi del c.d. “Porto vecchio” candidandolo con rilevanti spese di denaro pubblico ad ospitare l'EXPO 2008. Nel dossier di candidatura inviato nel 2004 al Bureau International des Expositions – BIE di Parigi il Comune aveva simulato la disponibilità dell'area nascondendo sia l'esistenza del vincolo di Porto Franco internazionale, sia la presenza di discariche di rifiuti tossico-nocivi non bonificate. La sezione di Trieste di Friends of the Earth segnalò questi inganni al BIE, che annullò la candidatura. Non risulta che su tali fatti siano state aperte indagini penali, amministrative od erariali.
Il 5 novembre 2008 lo stesso sindaco Roberto Dipiazza commise il reato di turbativa di gara di concessione (art. 353 del codice penale) minacciando pubblicamente, di usare i suoi poteri per bloccare l'accesso delle merci al c.d. “Porto vecchio” se la concessione fosse stata vinta dalle imprese portuali contrarie all’urbanizzazione.
La denuncia presentata contro il Sindaco Dipiazza alla Procura della Repubblica di Trieste il 6 marzo 2014 per questa ed altre violazioni di legge venne fatta scomparire da ignoti subito dopo essere stata protocollata con il numero [omissis].
La stessa Procura aveva già protetto sorprendentemente il sindaco Dipiazza chiedendo ed ottenendo il 7 marzo 2013 l'archiviazione del procedimento penale n. 3347/10 aperto contro di lui perché aveva organizzato e compiuto tra il 2002 ed il 2007 la vendita a sé stesso di un terreno del suo Comune, così violando pubblicamente lo specifico divieto di legge (art. 1471 c.c).
Ancor più sorprendente fu il comportamento del Tribunale civile di Trieste, che con sentenza 905/2013 confermò che il Sindaco Dipiazza aveva commesso una grave violazione di legge, ma condannò il proprietario ed il direttore del giornale d'inchiesta che l'aveva denunciato a pagargli un risarcimento di 40.000 euro per danni morali.
La stessa Procura ha sinora archiviato sorprendentemente, anche senza indagini, tutte le denunce penali perfettamente documentate che quest'Agenzia ha presentato contro il sindaco Dipiazza, suoi funzionari e dirigenti per reati commessi nell’ambito della frode sulle aree del c.d. “Porto Vecchio”, e in particolare per aver dichiarato falsamente in contratti pubblici di concessione che il Comune ha la proprietà piena ed incondizionata di quelle aree (si veda il caso del procedimento penale n. 5209/2019).
Nel 2014 era stato insediato a Trieste un nuovo Procuratore capo particolarmente energico, Carlo Mastelloni, magistrato italiano celebre per avere svolto con successo indagini difficili e pericolose sul terrorismo, sull'eversione e sui servizi segreti, che aveva iniziato immediatamente a riordinare l'attività della Procura intercettando e rinviando a giudizio i responsabili della diffusione di notizie riservate delle indagini.
Il “sistema” di corruzione reagì attaccandolo violentemente sulla stampa con la minaccia pubblica di “isolarlo” (che venne anche mantenuta) mentre gli imputati furono assolti perché gli originali delle intercettazioni risultarono scomparsi dal server del Tribunale.
8. Particolari necessità di vigilanza.
Tutte le attività di violazione del regime di Porto Franco internazionale di Trieste e di occupazione illegittima dei suoi punti franchi permanenti richiedono particolare vigilanza, perché possono avere lo scopo o l'effetto di creare posizioni dominanti a favore di imprese o di Stati pericolosi per gli equilibri strategici euro-atlantici, come nel caso degli accordi del 2019 su Trieste tra il Governo italiano amministratore e la Repubblica Popolare Cinese.
Accordi che quest'Agenzia ha perciò impugnato in giudizio nella causa civile n. 5209/2023 avanti il Tribunale di Trieste, tuttora in corso con l'intervento di 238 cittadini ed imprese di Trieste e di altri Stati.
9. Le attuali richieste illegittime del Comune di Trieste per finanziamenti europei.
Le attuali richieste di finanziamenti europei presentate dal Comune di Trieste attraverso il PNRR italiano per opere illegittime su aree del c.d. “Porto Vecchio” simulando di averne la proprietà piena ed incondizionata sono quattro, per un totale di 112.583.934,30 euro:
A. “Sviluppo trasporto rapido di massa. Cabinovia metropolitana Trieste Porto Vecchio Carso”, per 61.977.457,19 euro.
Per quest'opera il Comune di Trieste ha già svolto una gara d'appalto europea con bando 2022/S 249-7272452 pubblicato il 27.12.2022 con scadenza al 06.02.23 prorogata al 21.02.23. L'appalto è stato assegnato ad un gruppo di imprese guidato da Leitner S.p.A.
Gli atti del bando di gara contengono la falsa attestazione di proprietà delle aree del c.d. “Porto vecchio” (documento TS1.DIP.01.R.1, “Indirizzi Progettuali” pagine 6-7 e documento S1.0800.01.R.0, “Capitolato speciale d’appalto", art. 8).
Il Comune ha indetto la gara d'appalto europea senza avere ancora ottenuto né la proprietà delle aree esterne al c.d. “Porto vecchio”, né le autorizzazioni paesaggistiche ed ambientali necessarie per realizzare l'opera, e senza avere ancora approvato le varianti di piano regolatore.
Il progetto infatti è ora bloccato dal parere negativo alla realizzazione dell’opera espresso dal Ministero della Cultura - Soprintendenza Speciale per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza con nota 8285 del 24.04.2023.
La cabinovia progettata costituirebbe grave pericolo per le persone e le cose a causa del regime dei venti del territorio di Trieste, caratterizzato dal fortissimo vento continentale di Bora (con raffiche da 36 km/h a 168 km/h) e da episodi di forti venti adriatici meridionali (Scirocco). L’impianto dei piloni e delle funi dal mare al Carso ostacolerebbe inoltre il sorvolo a bassa quota degli elicotteri antincendio.
La stazione di partenza della cabinovia si troverebbe all'intero delle aree inquinate del c.d. “Porto vecchio”, ed il suo tracciato esterno attraverserebbe, danneggiandola, l'area protetta del Bosco Bovedo, di rilevante interesse naturalistico ai sensi della Direttiva Habitat 92/43 CEE che comprende la ZPS (Zona a Protezione Speciale) IT33400002 e la ZSC (Zona Speciale di Conservazione) IT3341006 Carso Triestino e Goriziano. L'area ha tutela paesaggistica dal 1953 (Ordine n. 22/1953 dell'AMG FTT - Allied Military Government Free Territory of Trieste).
La cabinovia progettata recherebbe inoltre gravi danni ad aree del Carso triestino soggette a tutela ambientale e paesaggistica regionale, nazionale ed europea.
Il PNRR (Regolamento UE 241/2021) dispone che tutte le misure, rispettino il principio di “non arrecare danno significativo agli obiettivi ambientali” (DNSH - Do Not Significant Harm).
B. “Cittadella dello Sport Barcola (Terrapieno di Barcola – Porto vecchio)”, per 4.706.467,11 euro. L'intera opera verrebbe realizzata nelle aree inquinate del c.d. “Porto vecchio”.
C. “Viale Monumentale Porto Vecchio”, per 22.800.000 euro.
D. “Parco Lineare Verde di Archeologia Industriale dal Terrapieno di Barcola al Centro Storico”, (23.100.000 euro). Una parte rilevante dell'opera verrebbe realizzata nelle aree inquinate del c.d. “Porto vecchio”.
10. Urgenza delle indagini ufficiali sul caso.
Le indagini sul caso da parte delle Autorità competenti italiane ed europee dovrebbero venire eseguite prima che le procedure di finanziamento delle opere illecite vengano perfezionate. L'indagine riservata di quest'Agenzia non ha lo scopo di mettere in difficoltà il Governo italiano nei rapporti con l'UE, ma di impedire frodi di rilevante gravità ai danni di Trieste, della Repubblica Italiana, dell'Unione Europea e della Comunità internazionale.
Quest'Agenzia manterrà pertanto a loro disposizione tutte le ulteriori informazioni e documentazioni sul caso e su ogni problema connesso o conseguente.
11. Conclusioni.
Tutto ciò esposto e considerato, si ritiene necessario ed opportuno ottenere che le suddette Autorità competenti avvino proprie indagini urgenti sul caso ed assumano tempestivamente tutti i provvedimenti necessari ad impedire la frode denunciata.
Le indagini delle Autorità competenti dovrebbero venire estese anche ad altre richieste di finanziamenti europei presentate per interventi illegittimi del Comune di Trieste su aree ed edifici del c.d. “Porto Vecchio” da programmi diversi dal NGEU-PNRR, come il Programma Operativo Regionale del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (PQR FESR) 2014-2020.
Con quattro documenti allegati e precisamente:
Documento 1: DPR 714/1978, Tabella A;
Documento 2: Piano Urbanistico Generale Regionale;
Documento 3 Domanda tavolare presentata il 04.04.2023 sub GN 3880/23;
Documento 4: Richiesta di accertamenti inviata al Ministro della Giustizia italiano in data 08.05.2023.
(Cliccando sui titoli, i documenti si apriranno in una nuova pagina).
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Responsabile dei dati: I.P.R. F.T.T. Law Commission.
Dossier d’indagine desecretato e autorizzato per la pubblicazione in data:
5 ottobre 2024
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